011 IL MATTO

Il MATTO

Nella sua famosissima “Hey Tambourine Man” del 1964 Bob Dylan ci trasmette la sua esperienza dal Matto, psichedelica e estatica.

Ehi, Signor Tamburino, suonami una canzone
non ho sonno e non ho dove andare
Ehi, Signor Tamburino, suonami una canzone
in questo mattino d’incanto sono pronto a seguirti

Portami sulla tua magica nave, fammi salpare i vortici
i miei sensi sono messi a nudo, le mie mani non hanno piu’ presa
le dita dei miei piedi intorpiditi aspettano gli stivali che mi fan vagabondo
Sono pronto ad andare ovunque, sono pronto a svanire
nella mia stessa parata, lanciami l’incantesimo che mi farà danzare
ti seguirò incantato

Ehi, Signor Tamburino, suonami una canzone
non ho sonno e non ho dove andare
Ehi, Signor Tamburino, suonami una canzone
in questo mattino d’incanto sono pronto a seguirti

E queste risate danzanti che senti attraversare cielo e sole
non sono lì per nessuno, sono solo una fuga che scappa via correndo
e non incontra limiti oltre il cielo
E se senti l’eco di rime danzanti al ritmo del tuo tamburino
non è altro che un pagliaccio cencioso
non prestargli attenzione
è solo un’ ombra che vedi che lui insegue

Ehi, Signor Tamburino, suonami una canzone
non ho sonno e non ho dove andare
Ehi, Signor Tamburino, suonami una canzone
in questo mattino d’incanto sono pronto a seguirti

Poi fammi scomparire tra gli anelli di fumo della mente
nelle brumose rovine del tempo, lontano dalle foglie gelate
dagli alberi infestati di fantasmi sulla spiaggia ventosa
lontano dal corso attorcigliato di questo folle dolore
Sì fammi danzare sotto un cielo di diamante con una mano che fluttua
stagliato contro il mare, accerchiato dalle dune del circo
e memorie e il destino spinte giù sotto i flutti
lasciami scordare l’oggi fino al domani

Ehi, Signor Tamburino, suonami una canzone
non ho sonno e non ho dove andare
Ehi, Signor Tamburino, suonami una canzone
in questo mattino d’incanto sono pronto a seguirti

Ed ecco il consiglio di Tiziano Terzani

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AFFERMAZIONI PER “IL MATTO”  

Come vedi, alcune di queste affermazioni – e altre che seguiranno per gli altri Arcani Maggiori – sembrano logicamente assurde. Lo sono, ma è proprio per questo che funzionano!

Perché ci vogliono portare oltre idee e credenze alle quali siamo talmente abituati da considerarle assolutamente, ovviamente vere. Dichiarare una nuova convinzione e enunciare una nuova affermazione oltre l’abituale e il conosciuto, comporta uno sconvolgimento del nostro ordine mentale, allo stesso tempo che attiva la nostra parte intuitiva, quella che sa molto bene, per esempio, che ‘la gioia porta sempre piu’ gioia’ (e non dolore e castigo come ci è stato così spesso “logicamente” insegnato).

‘Ogni cosa è più beata di ogni altra…” Sì, a livello logico è un’affermazione assurda, ma dal punto di vista esistenziale è un’affermazione molto significativa e potente. È assurda, ma la beatitudine è assurda. E l’Assurdo, come ci insegnano i koan dello Zen, può diventare il sentiero che ci conduce all’Illuminazione e alla Grazia.


ESTRATTO AUDIO SU “IL MATTO”

 

LA MEDITAZIONE DELLA RISATA 

I pazzi, i Buddha, i bambini, ridono tutti, e lo fanno senza una ragione apparente. Paragonata alla loro, la nostra risata è superficiale e calcolata. Perché abbiamo sempre bisogno di un alibi, di una scusa per ridere; perché controlliamo la nostra risata per paura di insultare qualcuno o di sembrare ridicoli.

Ma perché ridere è così bello? Qual è la sua alchimia, che cosa ci rivela la risata? Perché la risata ci riporta all’estasi e l’estasi porta con sé la risata? Perché quando ridi la mente scompare!

“La risata fa affiorare energie latenti nella tua fonte interiore. L’energia inizia a scorrere, segue la risata come un’ombra. Ci hai fatto caso? Quando ridi di gusto, in quei brevi istanti sei in uno stato di profonda meditazione. Il pensiero si arresta. È impossibile ridere e pensare allo stesso tempo. Sono cose diametralmente opposte: puoi o ridere o pensare! Se ridi di gusto, il pensiero si arresta. Se ancora pensi, la risata sarà di circostanza, sarà un po’ fredda. Sarà una risata monca.

Ogni mattina, appena sveglio, prima di aprire gli occhi, stirati come un gatto. Stira ogni fibra del corpo. E dopo due o tre minuti, con gli occhi ancora chiusi, mettiti a ridere. Per cinque minuti non fare altro. All’inizio sarà una risata forzata, ma in breve i tuoi tentativi daranno vita a una risata spontanea. Perditi in quella risata. Prima che accada realmente, forse ci vorranno alcuni giorni, perché non ci siamo abituati. Ma in seguito tutto diventerà spontaneo e cambierà la qualità della tua giornata.”

Osho MEDITAZIONE: LA PRIMA E ULTIMA LIBERTA’ , pp 100-101
© 1989 Edizioni Mediterranee via Flaminia, 109 – 00196 Roma

 

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